ACTA BENEDICTI PP. XVI

 pro Gentium Evangelizatione subicimus. Praeterea iubemus episcopalem se-

 Acta Benedicti Pp. XVI 59

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 Acta Benedicti Pp. XVI 61

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 Acta Benedicti Pp. XVI 99

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 Acta Benedicti Pp. XVI 103

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 Acta Benedicti Pp. XVI 105

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 Acta Benedicti Pp. XVI 107

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale108

 Acta Benedicti Pp. XVI 109

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale110

 Acta Benedicti Pp. XVI 111

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale112

 Acta Benedicti Pp. XVI 113

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale114

 Congregatio pro Episcopis 115

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 DIARIUM ROMANAE CURIAE

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale118

 Diarium Romanae Curiae 119

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Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale112

convivenza devono essere ascoltate istanze diverse rispetto a partiti e gruppi

d'interesse, senza con ciò voler minimamente contestare la loro importanza.

Torniamo cosı̀ alla struttura dell'università medievale. Accanto a quella di

giurisprudenza c'erano le Facoltà di filosofia e di teologia, a cui era affidata la

ricerca sull'essere uomo nella sua totalità e con ciò il compito di tener desta la

sensibilità per la verità. Si potrebbe dire addirittura che questo è il senso

permanente e vero di ambedue le Facoltà: essere custodi della sensibilità per

la verità, non permettere che l'uomo sia distolto dalla ricerca della verità. Ma

come possono esse corrispondere a questo compito? Questa è una domanda

per la quale bisogna sempre di nuovo affaticarsi e che non è mai posta e

risolta definitivamente. Cosı̀, a questo punto, neppure io posso offrire pro-

priamente una risposta, ma piuttosto un invito a restare in cammino con

questa domanda - in cammino con i grandi che lungo tutta la storia hanno

lottato e cercato, con le loro risposte e con la loro inquietudine per la verità,

che rimanda continuamente al di là di ogni singola risposta.

Teologia e filosofia formano in ciò una peculiare coppia di gemelli, nella

quale nessuna delle due può essere distaccata totalmente dall'altra e, tutta-

via, ciascuna deve conservare il proprio compito e la propria identità. È

merito storico di san Tommaso d'Aquino - di fronte alla differente risposta

dei Padri a causa del loro contesto storico - di aver messo in luce l'autono-

mia della filosofia e con essa il diritto e la responsabilità propri della ragione

che s'interroga in base alle sue forze. Differenziandosi dalle filosofie neopla-

toniche, in cui religione e filosofia erano inseparabilmente intrecciate, i Padri

avevano presentato la fede cristiana come la vera filosofia, sottolineando

anche che questa fede corrisponde alle esigenze della ragione in ricerca della

verità; che la fede è il « sı̀ » alla verità, rispetto alle religioni mitiche diventate

semplice consuetudine. Ma poi, al momento della nascita dell'università, in

Occidente non esistevano più quelle religioni, ma solo il cristianesimo, e cosı̀

bisognava sottolineare in modo nuovo la responsabilità propria della ragione,

che non viene assorbita dalla fede. Tommaso si trovò ad agire in un momento

privilegiato: per la prima volta gli scritti filosofici di Aristotele erano acces-

sibili nella loro integralità; erano presenti le filosofie ebraiche ed arabe, come

specifiche appropriazioni e prosecuzioni della filosofia greca. Cosı̀ il cristiane-

simo, in un nuovo dialogo con la ragione degli altri, che veniva incontrando,

dovette lottare per la propria ragionevolezza. La Facoltà di filosofia che,

come cosiddetta « Facoltà degli artisti », fino a quel momento era stata solo

propedeutica alla teologia, divenne ora una Facoltà vera e propria, un part-