ACTA BENEDICTI PP. XVI

 Post militiam, studiis absolutis, postulavit ut illam Congregationem ingredi

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 Acta Benedicti Pp. XVI 235

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 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale238

 Acta Benedicti Pp. XVI 239

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 Acta Benedicti Pp. XVI 241

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale242

 Acta Benedicti Pp. XVI 243

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale244

 Acta Benedicti Pp. XVI 245

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale246

 Acta Benedicti Pp. XVI 247

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale248

 Acta Benedicti Pp. XVI 249

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale250

 Acta Benedicti Pp. XVI 251

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale252

 Acta Benedicti Pp. XVI 253

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale254

 Acta Benedicti Pp. XVI 255

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale256

 Acta Benedicti Pp. XVI 257

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale258

 Congregatio pro Episcopis 259

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 Diarium Romanae Curiae 261

 Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale262

 Diarium Romanae Curiae 263

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Acta Apostolicae Sedis - Commentarium Officiale246

profondità la fede cristiana e, di conseguenza, lo stile di vita e il comporta-

mento quotidiano dei credenti. Essi vivono nel mondo e sono spesso segnati,

se non condizionati, dalla cultura dell'immagine che impone modelli e impulsi

contraddittori, nella negazione pratica di Dio: non c'è più bisogno di Dio, di

pensare a Lui e di ritornare a Lui. Inoltre, la mentalità edonistica e consumi-

stica predominante favorisce, nei fedeli come nei pastori, una deriva verso la

superficialità e un egocentrismo che nuoce alla vita ecclesiale.

La « morte di Dio » annunciata, nei decenni passati, da tanti intellettuali

cede il posto ad uno sterile culto dell'individuo. In questo contesto culturale,

c'è il rischio di cadere in un'atrofia spirituale e in un vuoto del cuore, carat-

terizzati talvolta da forme surrogate di appartenenza religiosa e di vago

spiritualismo. Si rivela quanto mai urgente reagire a simile deriva mediante

il richiamo dei valori alti dell'esistenza, che danno senso alla vita e possono

appagare l'inquietudine del cuore umano alla ricerca della felicità: la dignità

della persona umana e la sua libertà, l'uguaglianza tra tutti gli uomini, il

senso della vita e della morte e di ciò che ci attende dopo la conclusione

dell'esistenza terrena. In questa prospettiva il mio predecessore, il Servo di

Dio Giovanni Paolo II, consapevole dei cambiamenti radicali e rapidi delle

società, con insistenza richiamò l'urgenza di incontrare l'uomo sul terreno

della cultura per trasmettergli il Messaggio evangelico. Proprio per questo

istituı̀ il Pontificio Consiglio della Cultura, per dare un nuovo impulso all'a-

zione della Chiesa nel fare incontrare il Vangelo con la pluralità delle culture

nelle varie parti del mondo.1 La sensibilità intellettuale e la carità pastorale

del Papa Giovanni Paolo II lo spinsero a mettere in risalto il fatto che la

rivoluzione industriale e le scoperte scientifiche hanno permesso di rispondere

a domande che prima erano parzialmente soddisfatte solo dalla religione. La

conseguenza è stata che l'uomo contemporaneo ha spesso l'impressione di non

aver più bisogno di nessuno per comprendere, spiegare e dominare l'universo;

si sente il centro di tutto, la misura di tutto.

Più recentemente la globalizzazione, per mezzo delle nuove tecnologie

dell'informazione, ha avuto non di rado come esito anche la diffusione in

tutte le culture di molte componenti materialistiche e individualistiche del-

l'Occidente. Sempre più la formula «Etsi Deus non daretur » diventa un modo

di vivere che trae origine da una specie di « superbia » della ragione - realtà

1 Cfr Lettera al Card. Casaroli, in: AAS LXXIV (1982), 6, pp. 683-688.